La professione OSS ha evidenziato, in presenza del Comitato Scientifico del Ministero della Salute, come da troppo tempo le decisioni vengano calate dall’alto, senza un reale confronto. Riteniamo che una riforma autentica debba partire dai reparti, dalle RSA, dai Pronto Soccorso e dalle corsie, cioè dai luoghi in cui ogni giorno si misura concretamente la qualità del sistema sanitario. Il dibattito sull’introduzione della figura dell’Assistente Infermiere ha aperto una frattura profonda nel sistema assistenziale. Una proposta costruita senza ascoltare chi dovrà viverla e sostenerla, che rischia di generare confusione, disparità e di compromettere la qualità dell’assistenza, la sicurezza degli operatori e la credibilità del profilo OSS. Riformare dal basso significa restituire voce e dignità a chi oggi sostiene la sanità pubblica e privata. Significa partire dall’ascolto, dall’esperienza e dal territorio, valorizzando ciò che funziona e correggendo ciò che non funziona, insieme. La sicurezza nasce dal valore del lavoro e dalla chiarezza dei ruoli, non dalla confusione delle competenze. Vogliamo una riforma fondata su formazione di qualità, responsabilità, sicurezza e merito, non imposta da tavoli tecnici lontani dalla realtà né guidata dagli interessi di pochi. Una riforma che riconosca gli OSS e metta al centro chi ogni giorno affronta le emergenze e sostiene un sistema che, senza di loro, non reggerebbe. Riformare dal basso non significa ribellarsi, ma ricostruire insieme un Servizio Sanitario Nazionale più giusto, più sicuro e più umano. Questo è il contributo emerso dal confronto promosso da SHC OSS, Stati Generali e Federazione MIGEP. Ci auguriamo che sempre più colleghi OSS scelgano di unirsi a questo percorso.
Perché la storia siamo noi.